Bambini… e non solo

Bambini in cerchio che cantano e giocano insieme a Peter Pan, Cenerentola, Marry Poppins, Pinocchio, la Bella e la Bestia. Non sto descrivendo la scena di una favola, ma la piazza di Loreto, invasa pacificamente dal pellegrinaggio dei bambini promosso dalla Sezione Romana-Laziale dell’U.N.I.T.A.L.S.I. che ha festeggiato lo scorso Giugno il suo quarantesimo anniversario.

All’evento, che si è tenuto dal 26 al 30 giugno 2014, hanno preso parte oltre 650 persone di cui 180 bambini provenienti da tutte le province del Lazio. In quest’atmosfera di festa ho vissuto la mia esperienza personale nella duplice veste di giornalista e di amico dell’Unitalsi. Quello che maggiormente mi ha colpito del mondo Unitalsi è stato lo spirito di “grande famiglia” che si respirava nell’aria. La piazza di Loreto si è trasformata nel giardino di fronte casa dove i genitori possono lasciare giocare il proprio bambino, liberi finalmente dalle preoccupazioni, dalle paure e dalle umiliazioni che spesso il vivere in città comporta per chi ha un figlio disabile.

Troppe famiglie, infatti, si chiudono nelle mura domestiche, perché il parco pubblico vicino non prevede giochi per disabili, oppure semplicemente hanno paura di essere giudicati. A Loreto, invece, i volontari Unitalsi hanno abbattuto ogni tipo di barriera, realizzando un vero momento d’inclusione, fondato sulla gioia di stare insieme. In quella piazza, infatti, ognuno è stato protagonista senza nessuna diseguaglianza.

L’idea di Unitalsi è quella che educando i bambini sin da piccoli a convivere e a condividere il gioco insieme agli amici “a due ruote” si possa sconfiggere il muro del pregiudizio negli adulti di domani. Un progetto di vita che si realizza non solo grazie all’assistenza da parte di professionisti e medici specializzati, ma soprattutto, grazie al cuore dei volontari Unitalsi. A tutto questo si aggiunge l’esperienza spirituale, che è parte integrante del percorso formativo dei ragazzi. In particolare quello che mi ha colpito maggiormente è stato il vedere come gli assistenti spirituali Unitalsi mettano in pratica già da anni il monito di Papa Francesco di uscire dalle parrocchie e di tornare tra la gente.

Dalla partenza fino all’ultimo giorno di pellegrinaggio, infatti, sono loro a restare a fianco dei ragazzi e le loro famiglie, instaurando con tutti un rapporto di vera e propria amicizia. Ringrazio Unitalsi per avermi dato la possibilità di relazionarmi da professionista, ma anche da viaggiatore, con delle persone uniche. Lo slogan del pellegrinaggio di quest’anno era “40 anni di amore convertono i cuori”, per colpire il mio sono bastati appena pochi giorni.

Giuseppe Pallotta

I commenti sono chiusi.