In Terra Santa… diversamente!

Il pellegrinaggio in Terra Santa è, per me, un’esperienza “strana”. Strana, perché totalmente diversa da quella che potevo soltanto immaginare prima di viverla, ma non per questo, necessariamente meno bella. “Qui le pietre parlano”, ci hanno detto come prima cosa non appena abbiamo messo piede sul pullman a Tel Aviv, e, alla fine, è impossibile non rendersi conto che è davvero così; ma bisogna stare attenti a quali pietre si presta attenzione, perché quelle che ci parlano della vita di Gesù, dei suoi atti e della sua Parola, rischiano di essere confuse dalle altre “pietre” che le circondano, quelle che non potrebbero trasmettere un messaggio più lontano e diverso da quello che il Signore è venuto a portarci. Alla fine, però, è proprio il contrasto fra la Parola di Dio che vive tutta intorno a te, e la quotidianità politica che si vive e si respira nei territori israeliani e palestinesi, che rende ancora più bella l’esperienza religiosa che si vive.

Il pellegrinaggio vissuto dal 16 al 23 novembre è stato davvero unico, perché la gioia e l’emozione di visitare i luoghi della Terra Santa si è unita a quella di accompagnare in quegli stessi luoghi i nostri amici in difficoltà. La fatica è stata davvero tanta, ma largamente ripagata dalle emozioni che tutti insieme abbiamo vissuto. Impossibile dimenticare i volti e gli sguardi delle persone che abbiamo accompagnato, quando a Betlemme, nella Chiesa della Natività, li abbiamo aiutati a toccare con mano il luogo in cui è nato Gesù; oppure quando nel Santo Sepolcro hanno potuto pregare nel luogo in cui il Signore è risorto per noi. Purtroppo una sola settimana non è sufficiente per poter visitare ogni luogo della Terra Santa e dedicare a ognuno di essi il giusto tempo, e in questo caso può essere stato ancora più difficile, ma né i ritmi molto serrati, né le barriere architettoniche che abbiamo incontrato, ci hanno impedito di visitare ogni luogo e di vivere tutti insieme 7 giorni indimenticabili di spiritualità e condivisione.

Non sono mancati anche i momenti di condivisione con gli abitanti del posto, quando a Betlemme abbiamo incontrato le suore che gestiscono gli orfanotrofi, la casa di riposo, e l’ospedale pediatrico del luogo, e ci hanno raccontato e resi partecipi di come sia difficile la vita laggiù, una realtà impossibile da comprendere e immaginare se non si tocca con mano e non si sente raccontata da chi la vive in prima persona. È proprio per questo motivo che al momento del rientro, non si può non pensare alle persone che si lasciano dietro di noi, persone nate nella terra che viene definita Santa, ma che vive una realtà totalmente opposta.

Una volta tornati a casa è tanta la nostalgia per quei luoghi che, seppure in una sola settimana, sono entrati indelebilmente nel nostro cuore, ma nella nostra vita di tutti i giorni possiamo riportare come dono più prezioso gli sguardi stupiti e le parole di ringraziamento degli amici in difficoltà che abbiamo accompagnato in questo pellegrinaggio, parole che ci danno la spinta per riprendere con maggiore forza il nostro percorso d’amore e di servizio.

 

Matteo Guerrini

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