Minori: Unitalsi: “Progetto Bambini” antidoto contro maltrattamento e abusi


Per tutelare i minori da possibili abusi occorre lavorare con grande attenzione sull’educazione in famiglia e soprattutto occorre mettere in campo progettualità che coinvolgano i genitori insieme ai propri figli. In un certo senso è questo lo spirito che anima il progetto bambini promosso dall’UNITALSI che punta a creare un forte legame tra genitori e figli attraverso un impegno nella solidarietà e nel sostegno a chi è meno fortunato. Di fronte a numeri preoccupanti che testimoniano la crescita degli abusi su minori noi portiamo la nostra esperienza in positivo che mette al centro i più piccoli con sana allegria, ma anche con un progetto educativo preciso che non può prescindere dalla famiglia e dal protagonismo dei genitori“.

E’ quanto ha dichiarato Emanuele Trancalini responsabile nazionale del Progetto Bambini dell’ UNITALSI intervenendo al  convegno “Disagio sociale e periferie esistenziali, riflessioni ed esperienze a confronto”, promosso dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con la  Pontificia Università Lateranense e il Centro per la Pastorale della Salute del Vicariato di Roma. L’incontro ha messo a confronto le diverse le professionalità che operano nel sociale – medici, pedagoghi, psicologi, assistenti sociali, giuristi, religiosi – per analizzare l’emergenza delle famiglie con problemi sociali ed economici che si trovano a dover affrontare un lungo periodo di ospedalizzazione del figlio e per proporre strategie di contrasto.

Secondo i dati presentati sono oltre 2500 le famiglie seguite dal sevizio sociale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Un numero triplicato dall’inizio crisi economica: nel 2007 i casi seguiti erano circa 800. In crescita anche i casi di maltrattamento, abuso e abbandono di minori rilevati dal servizio sociale: un aumento di 7 volte in soli 4 anni (7 casi nel 2009, 51 nel 2012).

In poco più di 10 anni il numero delle famiglie seguite dal servizio sociale è passato da meno di 400 (erano 390 nel 2001) a oltre 2500 (2.588 lo scorso anno). Il trend crescente delle famiglie con bambino ricoverato che versano in condizioni di disagio sociale ed economico ha subìto un’impennata a partire dall’inizio della crisi economica: nel 2007 le famiglie seguite erano 796, solo un anno dopo il 90% in più, vale a dire 1517.

Quasi 2.000, invece, le famiglie seguite nei primi 10 mesi del 2013. Di queste circa il 45% è di nazionalità straniera. Anche il dato che riguarda i nuclei familiari stranieri è in crescita: nel 2001 erano 113, nel 2012 sono arrivate a 1108.

La crescita esponenziale dei casi di disagio sociale si spiega con l’impatto che la crisi economica, l’aumento delle separazioni e dei casi in cui uno dei genitori deve occuparsi da solo del figlio/figli lontano dal luogo di origine e dal sostegno della famiglia, hanno avuto sui nuclei familiari con bambini in condizioni cliniche complesse e costretti a lunghi ricoveri. Si tratta di un insieme di fattori che altera il normale stile di vita del piccolo e si ripercuote sull’equilibrio familiare, ma anche sulla situazione economica (non di rado càpita che uno dei genitori per rimanere accanto al figlio perda il lavoro).

Possiamo parlare di una vera e propria “epidemia” di disagio sociale” sottolinea Lucia Celesti, responsabile dell’Accoglienza e dei Servizi alla Famiglia del Bambino Gesù. “Una crescente emergenza che riguarda non solo le fasce più emarginate della popolazione, ma anche i cosiddetti nuovi poveri. In questa fetta di popolazione bisognosa di attenzione, di sostegno e di cura non sono presenti soltanto o prevalentemente famiglie di immigrati: il  fenomeno è sempre più italiano. Secondo i dati del servizio sociale dell’Ospedale, 6 famiglie seguite su 10 sono italiane”.

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